<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-3861661708488920965</id><updated>2011-12-13T00:17:42.813+01:00</updated><category term='lavoro'/><category term='periferia'/><category term='Marlene'/><category term='coscienza'/><category term='ummarell'/><category term='micro-narrativa'/><category term='crisi di nervi'/><category term='amore'/><category term='condominio'/><category term='akio takemoto'/><category term='crossingtv'/><category term='marie'/><category term='ossessione'/><category term='sparizioni'/><category term='zoloft'/><category term='vladimiro tanzi'/><category term='malattia'/><category term='h1n1'/><category term='persone'/><category term='pazzia'/><category term='storie'/><category term='condominio 23bis'/><category term='suicidio'/><category term='febbre'/><category term='influenza'/><category term='gorgonzola'/><category term='borghesia'/><category term='insonnia'/><category term='paranoia'/><category term='furti'/><category term='società'/><category term='milano'/><category term='televisione'/><category term='signorina Lievatani'/><category term='morte'/><category term='lucia'/><category term='vecchiaia'/><category term='anna'/><title type='text'>Centre-Nœuds</title><subtitle type='html'>Micro-storie suburbane di schizofrenia periferica e generalizzata.</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861661708488920965/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Akio Takemoto</name><uri>https://profiles.google.com/113729396627620210182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh5.googleusercontent.com/-dFDPa7t3r_E/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAAA/DHuqT_Ylnmw/s512-c/photo.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>8</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3861661708488920965.post-1425793206129828650</id><published>2011-05-29T16:42:00.000+02:00</published><updated>2011-05-29T16:42:32.821+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='persone'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='condominio 23bis'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vladimiro tanzi'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='suicidio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='morte'/><title type='text'>Vladimiro Tanzi</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: large;"&gt;Vladimiro Tanzi si guardava le punte delle scarpe da tennis da 45 minuti e 36 secondi esatti. Sotto 20,3 metri di aria milanese inquinata e poi ossido di calcio, ossido di silicio, ossido di alluminio, ossido di ferrio, ossido di magnesio e solfati, mischiati in parti variabili. “Cemento”, direbbero i più; “cemento Portland”, si spingerebbero, forse, i professionisti dell’edilizia; ma Vladimiro Tanzi sin da piccolo era uno preciso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;Prendendo come buona la convenzione che pone la costante gravitazionale al valore di 9,80665 m/s2, e non considerando la distanza da poli ed equatore, i 72 chilogrammi (vestiti e scarpe non compresi) costituenti il nostro idraulico, avrebbero impattato con il terreno in un arco di tempo sufficiente a ricordarsi di non aver chiuso la finestra in cucina.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Al pensiero Vladimiro desistette.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutte le mattine da 12 anni e 185 giorni ripeteva lo stesso rituale: si alzava dal letto, si pesava, controllava velocità e direzione del vento e poi saliva sul tetto ad ammazzarsi. Talvolta nei torridi mesi milanesi arrivava addirittura a spogliarsi completamente, felice di poter calcolare esattamente quanto ci avrebbe messo per raggiungere l’amata fine. Ogni volta, però, si fermava.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E se avessi scordato qualcosa? Ho finito quel puzzle da 1.400 pezzi sulla stazione di Saint-Lazare di Monet? Ho ritirato le analisi del sangue? Cazzo, ieri sera ho lasciato il cd di Mertens in macchina sul parabrezza, se non lo tolgo il sole lo renderà illeggibile…&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il punto è che Vladimiro Tanzi non riusciva, è vero, a vedere neanche una ragione per continuare a vivere, ma non riusciva a vederne neppure una per morire. Era un uomo terribilmente medio, né pregi né difetti evidenti, né disgrazie né felicità rilevanti. Aveva sposato una donna per cui non provava nessun tipo di sentimento, ma che era l’unica che era riuscito a tenersi al fianco per più di qualche mese. Aveva dei figli che non capiva. Il lavoro non lo amava, né lo odiava. Lo faceva, punto e basta. I soldi che si ritrovava in mano non gli davano alcuna sensazione, nessun fremito, quindi li lasciava gestire interamente alla moglie. Non aveva hobby, né passioni: il calcio lo annoiava, il cibo era solo una necessità e il cinema non lo interessava.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non aveva visto nessun periodo storico rilevante: la seconda guerra mondiale l’aveva fatta il nonno, il ‘68 il padre, il ‘77 lo aveva sfiorato quando ancora si nutriva di liofilizzati e plasmon; quando era crollato il muro di Berlino non sapeva cosa pensare e per non fare la figura del fesso non disse niente e quando venne giù il World Trade Center fu praticamente l’unico a scoprirlo dopo qualche giorno… D’altra parte di televisione, radio e giornali si era stufato da subito e negli anni aveva imparato ad evitarne anche solo la vicinanza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Osservava un’opera d’arte come si guarda ai sampietrini per strada; leggeva i romanzi da ombrellone come le pagine gialle, e gli altri, non capitandogli mai sott’occhio non li conosceva proprio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cosa vuoi fare, Vladimiro, da grande? A questa domanda, in terza media, era seguito il mutismo più assoluto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ti piace quando facciamo l’amore così? A 18 anni la sua prima ragazza non l’aveva presa molto bene quando lui non aveva risposto né sì né no.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una volta aveva anche provato ad impiccarsi. C’erano degli operai a fare non so che lavori sul tetto quella mattina. Vladimiro aveva preso una cintura in pelle nera, vecchio regalo del padre, l’aveva legata ad una tubatura che passava sotto il soffito, e, infilata la testa nell’anello che si era venuto a creare, aveva spinto la sedia via da sotto i suoi piedi. Restò un minuto ciondoloni appeso come un maiale in un macello. Poi… Poi, niente. Continuava ad essere vivo. Neanche un dolorino, un lieve senso di soffocamento. Nulla. Lo trovò la moglie due ore dopo. Si era alzata per fare il caffè e portare i figli a scuola come ogni mattina e lo aveva trovato lì, appeso al soffitto, ciondoloni, gli occhi amareggiati, stanchi. Né un urlo, né un gesto di spavento. “Vlad”, gli aveva detto, “smetti di fare lo scemo e scendi da lì… Perché poi non sei ancora al lavoro?”. E se ne era andata in cucina a fare il caffè.&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3861661708488920965-1425793206129828650?l=centre-noeuds.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/feeds/1425793206129828650/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/2011/05/vladimiro-tanzi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861661708488920965/posts/default/1425793206129828650'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861661708488920965/posts/default/1425793206129828650'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/2011/05/vladimiro-tanzi.html' title='Vladimiro Tanzi'/><author><name>Akio Takemoto</name><uri>https://profiles.google.com/113729396627620210182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh5.googleusercontent.com/-dFDPa7t3r_E/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAAA/DHuqT_Ylnmw/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3861661708488920965.post-353517697753059148</id><published>2010-10-21T19:34:00.016+02:00</published><updated>2011-05-15T01:10:23.828+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='persone'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='insonnia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='condominio 23bis'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='periferia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='milano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='zoloft'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pazzia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='condominio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='amore'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>Ore negate</title><content type='html'>&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-size: large;"&gt;Erano due anni che non succedeva. Due anni che riusciva ad addormentarsi senza problemi, con il sorriso sulle labbra. Poi tutto era ricominciato da capo. Era come in quelle lunghe sequenze de ‘Il cielo sopra Berlino’ in cui gli angeli ascoltano i pensieri delle persone, solo che i pensieri erano i suoi. Non è che soffrisse di vera e propria insonnia, ma ci metteva ore per addormentarsi.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gualtiero Marini ogni notte si sdraiava sul letto, leggeva un capitolo del libro in cima alla pila sul comodino, si metteva una mascherina da notte sugli occhi e poi aspettava. Aspettava che quella voce dentro la sua testa cessasse di parlare.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Stai zitto, cazzo… Mi sono anche messo una ridicola mascherina da notte sugli occhi”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E invece no. A volte dopo qualche ora la voce si faceva più sommessa, più lenta, e allora riusciva ad addormentarsi. Ma di solito era ormai giorno. Se non aveva niente da fare se la dormiva fino ad ora di pranzo, sennò un bel tazzone di caffè di quelli da rivoltare lo stomaco, la faccia sotto l’acqua e via, a far finta di essere sani.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quando tutto ricominciò non si rese subito conto di averne sempre sofferto. Fu quell’ennesima notte, con il termosifone che gocciolava chissà per quale dannato motivo, che gli rivenne in mente.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Come prima, è tornato tutto come prima”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;E con i disturbi del sonno fece la sua ricomparsa anche la bolla. Non lo abbandonava mai la bolla: per strada, all’università, a cena. Come un tiepido micro-mondo di suoni ovattati e di gesti lenti la bolla lo proteggeva ovunque, ma dentro con lui rimaneva anche la voce, inesorabile bastarda…&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Ira, legali corna”, “roca ella argini”, “ragna e li corali”, etc.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Come un mantra assurdo, una sequela di frasi sempre diverse e sempre poco intellegibili lo tormentava in un climax di occhiaia e tremori delle mani. Era sul punto di crollare, di nuovo, esattamente come due anni prima. All’epoca, però, quando credeva che tutto stesse per implodere, venne investito da una macchina che non aveva neanche sentito inchiodare. Magro e pallido si ricordava solo delle striscie sulla strada, violentemente risucchiate via, chissà poi da cosa. Al risveglio due medici in camice verde e un’infermiera gli stavano parlando.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“…ltier. .. sen..”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Gual…..”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Gualtiero, mi sente?”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sentiva quei tre estranei che lo chiamavano per nome, ma come in differita, lontane e rispettose del suo mal di testa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Deve essere la bolla, magari si è ristretta ancor di più”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Cosa? Signor Marini, non capiamo. Cosa va farneticando?”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Cosa vado farneticando io? E allora quello che non fa altro che ripetermi roca ella argini li corali e ragna?”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Infermiera, forse è ancora sotto l’effetto dell’anestesia: 5 mg di morfina che si sta agitando troppo… Signor Marini, Gualtiero, è stato investito da una macchina, se lo ricorda?”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Credo di sì… qualcosa del genere…”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Bene l’abbiamo rimessa insieme. Non si può muovere, perché sennò si scucirebbero i punti… Vede lei era diviso in due metà precise, proprio come in quel libro di Calvino. Ma ora è fuori pericolo. Riposi, ne avrà ancora per qualche giorno e poi la lasciamo andare…”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non riuscì neanche a sentire la fine del discorso del dottore che già si era addormentato. Per due anni non aveva più avuto problemi: né voci, né bolle.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma ora… Ora era tutto come prima di quell’incidente. Si fermò sulle strisce pedonali, gli occhi quasi chiusi, il fiato mozzo, aspettando che una macchina non frenasse in tempo. Aspettò invano: dopo la prima che si era fermata e impaziente l’aveva aggirato, tutte le altre fecero lo stesso, rallentate dalla coda inevitabilmente creatasi.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gualtiero Marini fu portato in un ospedale psichiatrico appena fuori Milano dove visse per pochi anni ancora, eroso internamente da un tumore allo stomaco. Sin dal secondo giorno di ricovero andava ripetendo stancamente a tutti di non essere pazzo e che semplicemente gli erano saltati i punti dell’incidente stradale che aveva avuto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Voi non mi credete, non potete vedere coi vostri occhi… Io son dentro questa maledetta bolla e voi non potete vedere che son solo metà, che ho perso l’altra e che non posso stare qua dentro, chiuso fra quattro mura di sertralina cloridato…”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;i&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-style: normal;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;Ritengo che la memoria (l’insieme dei ricordi) di una persona sia inevitabilmente un anagramma della persona stessa: frammenti di tempo e sensazioni riuniti in file sempre diverse e sempre confuse.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times; font-style: normal;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;Ritengo bukowskianamente che i sentimenti risiedano nello stomaco, se non proprio nelle budella: il piacere, quello intrecciato con la carne, in lotta dialogica con quello che Bourdieu chiama distacco.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: Times; font-size: small; font-style: normal;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;Ritengo, infine, che esista una qualche completezza amorosa; non può essere cercata, nè trovata. Semplicemente accade.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3861661708488920965-353517697753059148?l=centre-noeuds.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/feeds/353517697753059148/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/2010/10/ore-negate.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861661708488920965/posts/default/353517697753059148'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861661708488920965/posts/default/353517697753059148'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/2010/10/ore-negate.html' title='Ore negate'/><author><name>Akio Takemoto</name><uri>https://profiles.google.com/113729396627620210182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh5.googleusercontent.com/-dFDPa7t3r_E/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAAA/DHuqT_Ylnmw/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3861661708488920965.post-6821456852866040249</id><published>2010-06-05T21:55:00.006+02:00</published><updated>2011-05-15T00:56:29.103+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='persone'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='condominio 23bis'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='periferia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='società'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crossingtv'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='akio takemoto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='gorgonzola'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lavoro'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='furti'/><title type='text'>Per 30 chili di gorgonzola</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: large;"&gt;Braglia si ricordava benissimo di quel palazzo. Sei piani, un numero civico da condividere con l’edificio accanto. Tremila e centoventiquattro tonnellate di cemento, di quello brutto, di quello duro. Lì aveva passato 15 anni della sua vita. Al suo fianco la donna che si era abituato ad amare, sempre per 15 lunghi anni, e il figlioletto appassionato di sci, nuoto e videogame. Poi tutto accadde, in fretta: la seconda grande crisi degli anni duemila, la perdita del lavoro e la separazione dalla moglie.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Braglia faceva il camionista. Tremila euro al mese al lordo delle tasse, ogni mese per dodici mesi, più tredicesima a dicembre. Questo per 15 anni. Quindici fottutissimi anni. Fabbrica-grandi distributori sul territorio nazionale, grandi distributori sul territorio nazionale-fabbrica. Effettivamente era più un padroncino, ma senza furgone. Dalle otto alle quattordici ore al giorno di autostrada. Le emorroidi ormai erano diventate piacevoli compagne di viaggio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La prima ad andarsene fu proprio questa sicurezza: le emorroidi. Una lettera senza troppi convenevoli né spiegazioni. Licenziato? E perché mai?&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: large;"&gt;“Vede, Braglia, a causa di questa crisi mi vedo costretto a chiudere questa mia fabbrichetta e… sa, niente fabbrichetta, niente consegne ai clienti.”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;“Ma, signore, non ha mai venduto come in questo periodo!! Non ho mai fatto così tante consegne di preservativi come in questi mesi. E poi con questi strascichi di crisi la gente ormai fa attenzione a non far figli.”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;“Guardi, Braglia, sarò sincero con lei. Lavoro ce n’è, ma profitto poco. Troppo poco. Ho deciso di spostare lafabbrichetta fuori dal’Italia, dove la forza-lavoro costa di meno.”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;“Ma… ma…”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: large;"&gt;“Su, su. Lei mi capisce. Anche lei ha un figlio”&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-size: large;"&gt;“Ma… ma… dove la sposta questa cazzo di fabbrichetta? Voglio dire, avrà pur sempre bisogno di consegnare la merce, no?”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;“Lei Braglia mi pensa preistorico! Voi impiegati non avete proprio fantasia manageriale. Vede, oggi si fa tutto via internet. I distributori, gli intermediari fra noi e i clienti, sono morti. Defunti. Un click e hai il prodotto a casa, via posta.”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“D-d-dove la apre, quindi?”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Pasqua, l’isola di Pasqua! Lì non hanno ancora inventato i sindacati.”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quella fu la prima volta che vide un commissariato da dentro. Un bel destro dritto nel naso e poi giù con i calci secchi nello sterno. Quella volta lo fecero tornare a casa, un bel appuntamento col giudice e una diffida ad avvicinarsi all’ex-padrone. Poi fu il turno della moglie.&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-size: large;"&gt;“Puoi smettere di fare quel fastidioso rumore con la bocca quando mastichi? Lo odio. E poi sta zitto che comincia la pubblicità.”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: black; font-family: Times;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: small;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-size: large;"&gt;Non resse. La casa ed il figlio rimasero con lei; lui d’altronde era un violento e per di più disoccupato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Braglia, 43 anni, né una casa, né un lavoro, né una famiglia; e tutto all’improvviso. Nei giorni successivi tutte le mattine si alzava e cercava lavoro, inutilmente. C’era la crisi, ma… “sia ottimista”. La notte passava davanti a quel palazzo. Sei piani e il civico, 23bis, stampato in nero su una piastrellina sbiadita sull’angolo destro del portone. Lo guardava e lo odiava, ma ora da quella angusta cella un po’ gli mancava.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il dramma successe tre mesi dopo la separazione. Gli ultimi risparmi andati; di un lavoro neanche l’ombra e il co-inquilino della stanzetta che era stato costretto a prendere in affitto (una doppia di 15 metri quadrati a 250 euro al mese) gli rubava di continuo i calzini. Quella sera doveva portare il figlio al luna park della sagra della cozza, ma non poteva pagargli le corse sulle giostre. Inventò una scusa e ci andò da solo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Aspettò la chiusura nascosto dentro un bagno chimico, si assicurò che non ci fosse più nessuno. Poi con una pietra spaccò il lucchetto di un padiglione e rubò 30 chili di gorgonzola dolce.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I poliziotti lo trovarono nella camera che aveva affittato. Quindici chili se li era fatti fuori così, senza pane né tanto meno affettati. Gli altri quindici li stava dividendo ed impacchettando in confezioni da 500 grammi, probabilmente per rivenderle, si legge nel verbale. Intanto cantava a squarciagola una canzone:&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: large;"&gt;"Và... cuore mio da fiore a fior&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-size: large;"&gt;con dolcezza e con amor&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;vai tu per me ...&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Và... che la mia felicità&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;vive sol di realtà vicino a te...&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Voglio vivere così&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;col sole in fronte&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;e felice canto&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;beatamente...&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Voglio vivere e goder&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;l'aria del monte&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;perché questo incanto&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;non costa niente&amp;nbsp;"&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Che ci crediate o no questa storia è ispirata ad un fatto realmente accaduto; e, che ci crediate o no, non è così strano perdere la testa in questo mondo orribile. Io comunque fra i pazzi e gli avidi preferisco di gran lunga i primi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il prossimo potresti essere tu, ma mi raccomando "sii ottimista!"&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3861661708488920965-6821456852866040249?l=centre-noeuds.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/feeds/6821456852866040249/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/2010/06/per-30-chili-di-gorgonzola.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861661708488920965/posts/default/6821456852866040249'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861661708488920965/posts/default/6821456852866040249'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/2010/06/per-30-chili-di-gorgonzola.html' title='Per 30 chili di gorgonzola'/><author><name>Akio Takemoto</name><uri>https://profiles.google.com/113729396627620210182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh5.googleusercontent.com/-dFDPa7t3r_E/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAAA/DHuqT_Ylnmw/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3861661708488920965.post-7632776589418847013</id><published>2010-04-09T13:57:00.004+02:00</published><updated>2011-05-15T00:56:56.187+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='persone'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='condominio 23bis'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='periferia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='milano'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='micro-narrativa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Marlene'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='akio takemoto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>Marlene</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;Marlene sognava cieli bianchi postfordisti e angeli elettrici.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;Era fermamente convinta che i lampi fossero solo le radici di giganteschi fiori. Fiori di una tale bellezza da risultare disarmante, tanto da non poter resistere a se stessa per più di una frazione di secondo. Se riuscissi ad andare più in alto delle nuvole - pensava spesso guardando la tempesta in fondo a Milano - forse potrei vederli anche solo per un attimo. Poi sarei felice.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di questa cosa ne era ormai certa e si era anche fatta tutta una serie di idee al riguardo. Il tuono, si diceva, è ovviamente il rumore di una cosa bella che cessa di esistere: più è bella, più fa rumore, e così deve essere per tutte le cose.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da quel giorno cominciò ad annotarsi e a classificare su un quadernetto qualsiasi suono passasse nei pressi delle sue orecchie di bambina. Era un po’ confusa, per dir la verità, dai pop-corn, che trovava di un irresistibile candore, ma la cui nascita veniva preceduta da un piccolo scoppio, mentre ciò sarebbe dovuto succedere solo dopo averli messi in bocca. Si segnò sul quadernetto di indagare più approfonditamente in seguito.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Marlene era la figlia dell’avvocato. Sua madre li aveva abbandonati tutti e due senza lasciare neanche un bigliettino in una ventosa giornata di maggio. Aveva tre anni. Quando, una volta cresciuta, chiedeva al padre perché lei non avesse una mamma, lui rispondeva semplicemente che se l’era portata via il vento. Doveva essere una mammina proprio magra, pensava.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’avvocato non era più stato lo stesso uomo di prima. Lo avevano notato tutti nel condominio. A quelli del 23 bis non sfuggiva mai niente. Tutti si facevano irrimediabilmente i cazzi degli altri.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Non apre quasi mai le tapparelle e ha lasciato marcire tutti i fiori che aveva in terrazza - bisbigliava una voce dal fondo delle scale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Shhh, parla più piano, stupida - le rispondeva un’eco che era quasi un sospiro - comunque io l’ho visto con i miei occhi andare al lavoro in pigiama e pantofole; sembra quasi che abbia perso interesse a vivere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma perché in questa storia non ci sono virgolette nei discorsi diretti? - si chiedeva indispettita una terza voce.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Erano comunque passati cinque anni da allora. L’avvocato di tanto in tanto era ancora artefice di qualche stranezza, ma tutto sommato conduceva una vita apparentemente normale. Marlene andava in terza elementare e per andare a scuola in centro doveva cambiare due tram ogni mattina.&amp;nbsp;Lo stridio dei freni del tram è il rumore della morte di una cosa bella: la velocità fluttuante che attraversa indifferente il traffico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Era abituata a stare sola. All’inizio il padre chiamava una baby sitter, poi cominciò a chiedere alla moglie dell’idraulico del secondo piano se ogni tanto andava a dare un occhio alla bimba, ed infine capì che Marlene era già completamente indipendente e non si preoccupò più di affidarne le cure a qualcuno al ritorno da scuola.&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;&lt;div class="entry" style="border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-size: 13px; line-height: 1.5em; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;div style="border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 12px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3861661708488920965-7632776589418847013?l=centre-noeuds.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/feeds/7632776589418847013/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/2010/04/marlene.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861661708488920965/posts/default/7632776589418847013'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861661708488920965/posts/default/7632776589418847013'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/2010/04/marlene.html' title='Marlene'/><author><name>Akio Takemoto</name><uri>https://profiles.google.com/113729396627620210182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh5.googleusercontent.com/-dFDPa7t3r_E/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAAA/DHuqT_Ylnmw/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3861661708488920965.post-8616410686579739070</id><published>2010-02-21T23:14:00.006+01:00</published><updated>2011-05-15T01:02:22.093+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='persone'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='coscienza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='condominio 23bis'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='periferia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='micro-narrativa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='borghesia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='condominio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='akio takemoto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sparizioni'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crisi di nervi'/><title type='text'>Bucato</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;Misero a stendere le loro coscienze fuori, sul lato nord della casa, quello dove non batte mai il sole. Si ghiacciarono, lasciandogli così qualche ora di sonno tranquillo.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;Ormai era diventato un rituale ogni qual volta succedeva qualcosa di orribile: un terremoto, Rosarno, un tracollo dell’economia. Sapevano di avere delle colpe. Lo sentivano tutti.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;Era pratica talmente diffusa che già da anni ormai, giornali e programmi televisivi dispensavano consigli e opinioni: l’ora più adatta, come supplire alla mancanza di un lato buio della casa, cosa fare d’estate, etc.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;Il 23 bis era un edificio particolarmente fortunato. Con un lato-nord particolarmente ventoso e buio, i condomini potevano appendere fuori le proprie coscienze tutti i giorni dell’anno, persino nelle torride estati milanesi. Chi prima, chi dopo, tutti avevano ormai preso l’abitudine di stenderle una volta tornati a casa. Tutti i giorni. Eh già, perché una cosa va detta: far ghiacciare la propria coscienza è una specie di droga; più lo fai e più ti fa sentire meglio, e ne vuoi sempre di più, arrivando a ricorrerne anche per colpe insignificanti. Una piccola bugia, un eccesso di pigrizia, uno sguardo lascivo con la collega di lavoro, ed ecco che il lato nord del 23 bis si ricopriva letteralmente di piagnucolanti coscienze ghiacciate.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;“Non abbiamo ancora scoperto la precisa composizione chimica di una coscienza, ma possiamo dire con certezza che, a contatto con l’aria, comincia ad irrigidirsi già su temperature di 13-14° C.” (Panorama, 14/05/12)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;Si potrebbe affermare, quindi, che al 23 bis fossero tutti dipendenti, assuefatti. L’avvocato fu il primo fra di loro. Cominciò a farlo quando, cinque anni prima, la moglie un giorno uscì di casa e non si fece più rivedere. Era anoressica e “la colpa - si diceva l’avvocato - era tutta mia”. Quando si conobbero lui era una giovane promessa del foro milanese, figlio di uno dei più noti divorzisti di Milano, lei una web designer dalle qualità mediocri.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;Finirono in semi-rovina nel giro di pochi mesi, giusto quando lei era incinta della loro prima figlia, Marlene. Il padre di lui, il divorzista con i contro-coglioni, in galera per una frode al fisco di dimensioni epocali, il cognome infangato per sempre. Si ritrovarono a vivere in periferia dove gli affitti erano meno cari, in un merdoso condominio scordato da dio e probabilmente anche da Lucifero. Fu dopo la nascita di Marlene che cominciarono i problemi di peso. Lei non riusciva a riprendere la linea velocemente come avrebbe voluto e lui, invece di sostenerla, non faceva altro che stuzzicarla.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;“Dovresti andare un po’ in palestra, sembri una balena”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;“E Marlene chi la tiene? Se tu mi assicurassi che tornato dal lavoro…”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;“No, non posso. Il lunedì sera ho il circolo, il martedì…”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;“Ok, ok. Piantala, questa nenia l’ho già sentita troppe volte. Lo so che sei pieno di impegni e che non ci sei mai a casa. Lo sai da quant’è che non mi scopi? Lo sai?”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;Insomma, nel giro di pochi mesi dalla disperazione cominciò a non mangiare più. Quando, una ventosa giornata di maggio, sparì, pesava solo 39 chili e non aveva più granché voglia di vivere. Aveva scoperto che il marito, l’avvocato, aveva una relazione con un’altra condomina, una zitella anonima con un terribile difetto di pronuncia e uno yorkshire dall’abbaiare fastidioso. Non resse. Uscì di casa senza neanche lasciare un bigliettino e abbandonò figlia e marito.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;Insomma, l’avvocato, da allora, per sopravvivere ai sensi di colpa, ogni giorno stendeva un paio d’ore la propria coscienza.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;Fu il primo caso in Italia. Il primo di una lunga serie di cedimenti nervosi. L’ambulanza la chiamò la moglie dell’idraulico del secondo piano. La piccola Marlene, che aveva ormai otto anni, era corsa da lei spaventata ed in lacrime. Il padre, disse la piccola, non aveva fatto alcun particolare rumore nell’impazzire, ma ne aveva fatto molto, invece, nello spaccare con una mazza da baseball tutta la mobilia, compreso il televisore.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;“Se lasciata troppo di frequente a ghiacciare, la coscienza, che non è completamente elastica, può danneggiarsi e lacerarsi. […] Negli ultimi mesi si sono registrati vari casi di coscienze bucate: crisi di nervi, permalosità, comportamenti di natura ossessiva ed in alcuni casi anche schizofrenia, sono le conseguenze che per ora abbiamo constatato in coloro che si sono fatti ricoverare.” (Panorama, 28/09/12)&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;All’inizio è un foro minuscolo. Un buchetto talmente piccolo che è impossibile da vedere a occhio nudo. Un buchetto nella coscienza. Qualcosa si incrina, non funziona più ed è allora che ci si comincia ad odiare. Guardandosi allo specchio semplicemente non ci si sopporta più e i nervi cedono. Il suicidio no, troppo vigliacchi anche per quello; allora ci si sfoga sui mobili, facendoli a pezzi uno per uno, quegli stessi mobili che per anni hai accumulato e predisposto con ordine nella tua casa. Scandivano il tuo successo, la scia di morti che inevitabilmente ti sei lasciato alle spalle. Ed è proprio per questo che cominci proprio da quelli.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;Le tue colpe non le puoi portare in lavanderia.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Courier New', Courier, monospace;"&gt;&lt;div class="entry" style="border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; font-size: 13px; line-height: 1.5em; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 0px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;div style="border-bottom-width: 0px; border-color: initial; border-left-width: 0px; border-right-width: 0px; border-style: initial; border-top-width: 0px; margin-bottom: 0px; margin-left: 0px; margin-right: 0px; margin-top: 12px; padding-bottom: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; padding-top: 0px;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3861661708488920965-8616410686579739070?l=centre-noeuds.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/feeds/8616410686579739070/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/2010/02/bucato.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861661708488920965/posts/default/8616410686579739070'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861661708488920965/posts/default/8616410686579739070'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/2010/02/bucato.html' title='Bucato'/><author><name>Akio Takemoto</name><uri>https://profiles.google.com/113729396627620210182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh5.googleusercontent.com/-dFDPa7t3r_E/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAAA/DHuqT_Ylnmw/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3861661708488920965.post-6582620920947994026</id><published>2010-02-15T20:32:00.002+01:00</published><updated>2011-05-15T01:08:42.684+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='persone'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='periferia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='micro-narrativa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='lucia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='anna'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='televisione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='condominio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='marie'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='akio takemoto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>Lucia, Anna e Marie</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: large;"&gt;“Lucia. Lucia. Ci sei? Vieni un attimo fuori che ti devo parlare”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-size: large;"&gt;“Ciao, Anna, che è successo?”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;“Ecco… niente, solo che pensavo che forse, sai, forse dovrei andare…”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Ancora con questa storia! Ma perché non te ne stai un po’ buona e ti dimentichi tutto. Lo sai come la penso al riguardo”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Beh, sì. Ma ecco… anche ieri notte ci pensavo e ripensavo e proprio non riesco a togliermelo dalla testa. Da quando me l’hanno detto è diventata una specie di fissazione”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Proprio tu… Così sveglia come sei… non ci credo. E poi lo sai che ingrassa”&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“INGRASSA? Davvero?”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Insomma che è ’sto baccano? Lo sapete che a quest’ora Michelino dorme, potete fare più piano?”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Oh, sì, scusa Marie. È Anna, ancora con quella storia…”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Ancora? Anna, proprio tu… così sveglia come…”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Sì, sì… così sveglia come sono, bla bla bla… eddai eh, non ti ci mettere pure tu. Comunque, Lucia, che vuol dire che ingrassa?”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Ma sì dai, lo sanno tutti: ingrassa, almeno di tre taglie”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Confermo, ingrassa… e anche tanto. Pensa che mia cugina, lei era una modella, pace all’anima sua. E insomma, noi la vedevamo sempre nelle pubblicità; bellissima, avresti dovuto vedere quanto era bella. Comunque fatto sta che un giorno ci viene a trovare, un raduno di famiglia, forse il compleanno di qualcuno. Insomma non la vedevamo da tempo. Manco ci siamo accorti di quando è arrivata, e poi proprio poco prima del dolce… puff, è sparita nel nulla. Era talmente magra che è implosa davanti a tutti… eppure sembrava in forma a vederla dentro quegli spot dei completini intimi. Magra sì, ma non così tanto!”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Marie, ma perché non la smetti di dire in giro queste stronzate, dai… è impossibile che qualcuno sparisca così. Sarai stata un po’ alticcia, come al solito…”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Ti giuro, l’ho visto con i miei occhi…”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Se, se… faresti meglio a tenerli un po’ di più sui tuoi figlioli. Anche ieri una di quelle piccole pesti mi ha spaccato un vaso in terrazza”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Eccheccazzo. Scusa Lucia. Te lo ripago subito”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lucia. Secondo piano, prima porta a sinistra. Suo marito è idraulico. Si chiama Vladimiro Tanzi e ama la musica diWim Mertens.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Comunque, Lucia, non capisco perché sei così contraria. Se Anna vuole andare… a me ad esempio piacerebbe. A proposito ma com’è che te l’hanno chiesto, Anna?”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Ecco, vedi mio cognato…”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Ma dove vuoi andare Marie. Quelli non ti vorranno mai! Quella è gente di classe, gente anche un po’ snob. Tu invece… E poi tu sei negra!”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Ah già, è vero… sono nera… lì fanno sempre una brutta fine…”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Una brutta fine. Orribile”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Chissà perché poi…”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Oh, ma quante domande che fai; è così e basta, no?”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Già… scusa, stavi raccontando come mai ti hanno chiamata”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Allora, mio cognato… Salve avvocato, come sta?”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Salve avvocato”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Salve”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Tre belle donne tutto d’un colpo!! Che piacere. Io sto bene, grazie, e vedo che anche voi siete vive e vegete… sempre a spettegolare… strano che non si sia unita anche la Giusy. Comunque, vogliate scusarmi, ma sono di frettissima; ho un appuntamento importante fra dieci minuti e sono in ritardo. Arrivederci e buona giornata”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Arrivederci avvocato”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Arrivederci”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Arrivederla”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Marie. Secondo piano, seconda porta a destra. Marie in realtà non è affatto negra. È nata a Catania e si è trasferita a Milano all’età di 34 anni, subito dopo la nascita del quarto figlio. Tutti le dicono che è negra anche se non è vero; nessuno sa il perché. Un po' scura di pelle, sì, ma neanche poi più di tanto. Il suo nome non è un nome straniero, ma solo un errore dell’anagrafe. Ad aver fatto meglio quella “a”, forse Marie si sarebbe chiamata semplicemente Maria e non sarebbe stata nera, solo terrona.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Quindi tuo cognato? Che c’entra?”&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: large;"&gt;“Ma niente… lasciate stare… piuttosto, ho deciso: ci vado! Alla fine quelli che contano ci vanno tutti… e poi da quando l’ho saputo, ecco, a non esserci già mi sento meno viva, meno vera”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-size: large;"&gt;“Ma dai, e se poi quando sei lì voti male? Guarda che saremo tutti a seguirti e se sbagli… beh, lo sai come può essere cattiva la gente… me li sento già: ha fatto la scelta peggiore; io non lo avrei mai fatto; hai visto quanto è grassa? Già me li immagino i commenti di quella stronza del piano di sopra”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;“A proposito della signorina Lievatani, avete sentito che tonfo stamattina? Mi sono presa un colpo… che le sia successo qualcosa? Il cane non faceva altro che abbaiare”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“A quella? Ma figurati… e poi è talmente sola che anche se le succedesse qualcosa non importerebbe a nessuno”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Già”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Comunque non mi farai cambiare idea, Lucia, e neanche tu Marie. Ho preso la mia decisione. Domani esco, mi compro un bel vestito e poi vado”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Bah… fa quel che ti pare; io però ti avevo avvertito. Ora vado, ho il passato di verdure sul fuoco. A dopo Anna, ciao Marie”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Vado anch’io Anna, che mi pare che Michelino si stia risvegliando. Che palle… ciao”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anna. Secondo piano, prima porta a destra. L’altra settimana suo cognato, tale Augusto Bensemi, che lavora alla RAI, le ha procurato un invito per andare a ‘La prova del cuoco’. Prima fila delle tribune dedicate al pubblico per tre settimane di fila; in tutto, diciotto puntate.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anna deciderà di accettare l’invito, si comprerà un elegante vestito giallo canarino e voterà quindici volte “peperone”, risultando fondamentale per la vittoria per ben quattro volte. Se potesse tornare indietro voterebbe tredici volte “peperone” e cinque “pomodoro”.&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3861661708488920965-6582620920947994026?l=centre-noeuds.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/feeds/6582620920947994026/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/2010/02/lucia-anna-e-marie.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861661708488920965/posts/default/6582620920947994026'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861661708488920965/posts/default/6582620920947994026'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/2010/02/lucia-anna-e-marie.html' title='Lucia, Anna e Marie'/><author><name>Akio Takemoto</name><uri>https://profiles.google.com/113729396627620210182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh5.googleusercontent.com/-dFDPa7t3r_E/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAAA/DHuqT_Ylnmw/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3861661708488920965.post-6110185399940129601</id><published>2010-02-14T23:33:00.002+01:00</published><updated>2011-05-15T01:16:14.716+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='persone'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='condominio 23bis'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='periferia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='micro-narrativa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='signorina Lievatani'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crossingtv'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='akio takemoto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>La signorina Lievatani</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: large;"&gt;“La crisi delle capacità visive di racchiudere il senso connesso delle cose”.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: large;"&gt;Una frase sconnessa che forse non voleva dir nulla. Però c’è da dire che suona bene…&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;La trovarono ridicolmente piegata su stessa, per terra, in mezzo ad una pozza di sangue. Undici ferite nel basso ventre, proprio lì dove stanno i genitali femminili. La signorina Lievatani, 43 anni, uno yorkshire dall’abbaiare fastidioso e tre brufoli sulla guancia sinistra. Stretto fra le dita della mano destra un foglietto giallo con scritte le seguenti parole:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: large;"&gt;“La verità e il pudore mi sono state compagne sin dalla mia infanzia, ma ora non sono più sufficienti. Ho perso tutto ciò a cui mi ero aggrappata fino ad adesso. Vivo una vera e propria crisi delle capacità visive di racchiudere il senso connesso delle cose”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Gli agenti di polizia, bipedi dal fare svogliato con un’intelligenza poco sviluppata, davanti ai giornalisti liquidarono il tutto etichettandolo come “il suicidio di una zitella frustrata”. Uno dei tanti casi di depressione che si sentono ai nostri giorni, “magari in seguito ad una recente delusione di amore”, aggiunsero piuttosto vagamente.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Io so che non è andata così. La signorina Lievatani non si è tolta la vita, ma è stata bensì assassinata. La signorina Lievatani, 43 anni, una insolita passione per le figurine di Roby Baggio (di cui custodiva gelosamente trecento esemplari differenti), un evidente difetto di pronuncia che non si era riuscita a togliere nel corso degli anni (non riusciva proprio a pronunciare le “o”, per cui diceva parole come “dupu”, “bellu”, “furse”, etc.), è stata effettivamente vittima di un brutale carnefice.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A discolpa di quei pigri bipedi in uniforme c’è da dire, però, che il corpo fu ritrovato nell’appartamento al terzo piano (seconda porta a destra, la luce nel corridoio non funziona) chiuso da dentro. Nessun segno di effrazione, se non quelli provocati dai poliziotti stessi per entrare.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A chiamarli era stato Carmelo, il vecchietto del sesto piano, quello che se ne stava tutto il giorno davanti alla tv. La signorina Lievatani era solita portargli la spesa ogni due giorni. Latte e uova fresche, il pane appena sfornato, un po’ di carne (“ma di quella magra, perché il signor Carmelo soffre un po’ di cuore”, spiegava a Giusy, la portinaia), pasta e ogni tanto delle aringhe da fare al forno. Erano ormai passati cinque giorni quando Carmelo si decise di avvisare la portinaia e la polizia dell’insolita assenza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quando andarono a bussare alla sua porta, in seguito al ritrovamento del cadavere, Carmelo per prima cosa chiese al commissario se sapesse qualcosa del virus che si stava propagando in quei giorni. “L’hanno appena detto al tg delle 12 e sembra sia una cosa piuttosto grave”, disse sfregandosi nervosamente le mani. Ovviamente il commissario non ne sapeva nulla.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma torniamo a noi. Gli stolti tutori della legge cercarono e cercarono invano, misero a soqquadro tutta la casa, ma non trovarono nessuna impronta che non fosse della signorina Lievatani (non riceveva quasi mai visite ed era una maniaca delle pulizie). Neanche sul manico del coltello o nelle vicinanze della vittima trovarono nulla, se non qualche pelo dello yorkshire. Inoltre, pare che il cane avesse tentato di estrarre l’arma dalla pancia della vittima. L’attento commissario tre giorni dopo il ritrovamento, durante un pausa caffè, notò parecchi morsi sul legno del manico. Fu poi appurato che i segni combaciavano perfettamente con la dentatura del piccolo “Bub”, come lo chiamava la padrona.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A questo punto il caso venne ufficialmente archiviato, la donna dichiarata suicida e sepolta in un angolo di uno sperduto cimitero fuori Milano. I parenti non si scomodarono neanche a pagare i funerali, che si svolsero a carico dello stato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Eppure io insisto, la signorina Lievatani fu uccisa.&amp;nbsp;Come faccio a saperlo?&amp;nbsp;Beh, semplice: sono stato io ad ucciderla. Io che vi sto raccontando questa storia (o confessione, se volete chiamarla così).&amp;nbsp;Chi sono io?&amp;nbsp;Io sono Bob, lo yorkshire.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: large;"&gt;Come dite? Come diamine farebbe un cane ad uccidere una donna sana e nel pieno delle proprie forze con un coltello?&amp;nbsp;Semplice anche questo. Saltai sulla sedia della cucina, poi sul tavolo e poi ancora sul piano cottura. Lì presi un coltello che se ne stava appoggiato ad asciugare insieme alle altre posate e poi corsi verso la signorina Lievatani e le conficcai la lama giusto in mezzo alle gambe. Dopo questo primo ed inaspettato colpo, la padrona si accasciò e svenne. Le altre dieci coltellate furono un gioco da ragazzi: estraevo lentamente e poi con il coltello fra i denti riaffondavo il metallo in quella morbida e calda parte del corpo; non riuscivo a capire se era già morta, quindi andai avanti fino a quando non mi accorsi di essere in mezzo ad una pozza di sangue.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif; font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;La signorina Lievatani, 43 anni, era svenuta in ginocchio, la fronte assurdamente appoggiata a terra. Forse era anche rivolta verso la Mecca. Non fu facile levarmi da lì sotto. Finché si trattava di spostarmi quel poco che bastava per pugnalarle nuovamente quella puzzolente vagina non ebbi problemi, ma per uscire da lì… e il mio pelo ormai era completamente bagnato di quell’appiccicoso sangue.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Perché l’ho fatto?&amp;nbsp;Non sopportavo il suo fottutissimo difetto di pronuncia. Mi chiamo Bob, cazzo, non Bub.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il foglietto? Ah, giusto il foglietto… No l’ho mai capito. Penso che fosse un pezzo di uno di quei romanzi di una di quelle scrittrici frigide che le piacevano tanto. Ogni tanto, se apprezzava particolarmente un paragrafo o anche una frasetta, se li scriveva su un post-it che poi attaccava sul frigorifero in cucina.&amp;nbsp;Un vero colpo di fortuna che sembrasse un messaggio di addio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sinceramente smisi di pensarci da subito. La sera stessa mi portarono da Giusy, la portinaia, e avevo una gran fame. Mi preparò un piattino di fegatelli che feci fuori in pochi secondi. Da allora, non mi sono più mosso da qui.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Addiu, signorina Lievatani. Ripusi in pace”.&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3861661708488920965-6110185399940129601?l=centre-noeuds.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/feeds/6110185399940129601/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/2010/02/la-signorina-lievatani.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861661708488920965/posts/default/6110185399940129601'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861661708488920965/posts/default/6110185399940129601'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/2010/02/la-signorina-lievatani.html' title='La signorina Lievatani'/><author><name>Akio Takemoto</name><uri>https://profiles.google.com/113729396627620210182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh5.googleusercontent.com/-dFDPa7t3r_E/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAAA/DHuqT_Ylnmw/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-3861661708488920965.post-4877060070514389732</id><published>2010-02-12T14:22:00.003+01:00</published><updated>2011-05-15T01:22:22.664+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='febbre'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='h1n1'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='periferia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ossessione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='crossingtv'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='influenza'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ummarell'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='vecchiaia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='paranoia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='malattia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='condominio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='akio takemoto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='storie'/><title type='text'>Carmelo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444; font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;La colpa probabilmente era tutta dei germi. I germi che stanno nell’aria. Piccoli, talmente piccoli che manco si riesce a vederli. Questo si ripetevano un po’ tutti dopo quell’orribile giorno in cui tutto era cominciato. Una nenia il cui eco si poteva captare qui e là nelle strade ormai deserte, nonostante le finestre ben serrate e i cuscini a tappare eventuali spiragli.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-family: 'Trebuchet MS', sans-serif;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="color: #444444;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Era successo tutto all’improvviso, o meglio, la tragedia era stata ampiamente annunciata, ma il peggio venne d’un colpo. Giornali, tg, internet… a niente era servito il tamburellare costante dei mezzi di informazione. Il velo si era lacerato mentre ancora i cinici gridavano all’allarmismo ed alla paura immotivata. È inutile che vi illudiate: il virus c’è e presto colpirà anche voi. Benvenuti nel nuovo millennio e nell’era delle malattie psicosomatiche.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Eppure c’era chi ci aveva visto lungo, chi si era fidato del mezzo busto ben pettinato che alle 8.20 precise sul nono e sul settimo canale per tre settimane, ogni sera, aveva annunciato l’imminente arrivo dei germi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Carmelo, il vecchietto del sesto piano. Lui, ad esempio, ci aveva creduto sin dall’inizio. Ciecamente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;“Chiudetevi in casa, non parlate con altre persone, neanche al telefono… gli esperti ritengono che il virus si possa propagare anche attraverso i cavi delle linee telefoniche. E ricordate che quando accarezzate la testa di un bambino, accarezzate un nido di batteri”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;A Carmelo neanche piacevano i bambini. Puzzano, hanno sempre il moccio al naso e soprattutto strillano di continuo e, se provi a tirargli un bel manrovescio, ecco che attaccano a piangere e piangere. Suo nipote non lo vedeva quasi mai. Sin da quando era poco più che un settenne aveva cominciato, ogni qual volta veniva a fargli visita, a raccontargli storie lunghissime, storie insulse e noiosissime. Non ci volle molto perché Daniele, questo il nome del poverino, scappasse e cercasse di evitare la compagnia di quel nonno burbero e noioso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;“Quando cucinate state attenti a non prendere nulla che sia fresco e quindi non controllato dagli esperti. Comprate solo cibo in scatola e ricordate che in mancanza di aria i germi non possono sopravvivere”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Da quando l’aveva sentito per la prima volta Carmelo non aveva più osato cacciare il naso fuori dalla porta di casa. Se ne stava rintanato sotto il plaid sulla sua poltrona: i suoi lp di Peppino di Capri e le bottiglie di San Giovese che ormai stavano finendo. Così si era salvato. Tutti gli altri erano morti. I suoi amici, i suoi parenti, gli altri inquilini della palazzina al 23 bis. Persino Danielino non ce l’aveva fatta, anzi probabilmente con tutti quei capelli era stato lui ad infettare tutti gli altri.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;La televisione non la guardava più. Dopo la prima decina di vittime del virus aveva cominciato a chiedersi se forse, metti che, d’altronde è possibile che, i batteri viaggiassero anche attraverso le onde radio. D’altronde gli esperti non possono mica controllare tutto… qualcosa gli sarà sfuggito per forza!!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Ogni tanto passava il pomeriggio dietro la finestra ad ascoltare, in attesa di qualche rumore, di qualche altro sopravvissuto. Niente, solo quelle maledette voci che si ostinavano a parlare da qualche parte del virus, che nel frattempo continuava a mietere vittime.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;“Evitate di guardarvi allo specchio. Il virus si propaga soprattutto da una persona all’altra”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Questo era l’ultimo consiglio che aveva ascoltato prima di spegnere anche la tv. Se li era annotati tutti. Trentadue pagine scritte con grafia minuscola e precisa. Ormai l’aveva letto talmente tante volte che lo sapeva a memoria. Quanto tempo era passato? Un mese? Forse due.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Poi accadde. La sentì nitidamente, ma non ci volle credere. Poi ne sfrecciò un’altra e un’altra ancora.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Che il pericolo sia passato? I sopravvissuti abbiano nuovamente cominciato a vivere normalmente?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Dopo due giorni si decise ad aprire la finestra del salotto e dare un’occhiata di fuori. Una bella giornata di sole lo accecò. I suoi occhi, ormai abituati alla penombra dell’appartamento ci misero un po’ a riabituarsi, ma le sue narici, che per così tanto tempo avevano respirato solo quell’acre aria viziata dal chiuso, si spalancarono subito e godettero di quell’esplosione di odori freschi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Agosto stava ormai per giungere al termine e Milano cominciava a ripopolarsi della folla di vacanzieri frustrati. Il virus, una banale influenza, aveva mietuto solo fra le venti e le trenta vittime, tutte con complicazioni dovute a precedenti problemi di salute. Nel palazzo, è vero, era morta una persona qualche mese prima: la signorina Lievatani, un caso di suicidio.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Carmelo questo non lo saprà mai. Morirà precipitando dalla finestra in seguito ad un infarto. Dopo un mese e due settimane chiuso in quell’appartamento del civico 23 bis, l’aria fresca, il sole e le nuvole che si muovevano veloci nel cielo gli erano apparsi semplicemente troppo per poter resistere e il suo cuore aveva ceduto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span class="Apple-style-span" style="font-size: large;"&gt;Danielino, il nipote, al funerale verserà un lacrima, che scenderà veloce e frivola dall’occhio sinistro. La sua mano destra altrettanto veloce e anch'essa frivola la spazzerà via d’un colpo. Danielino negherà fino alla fi&lt;/span&gt;ne che in fondo gli mancheranno le lunghe e noiose storie di quel vecchio e burbero nonno.&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/3861661708488920965-4877060070514389732?l=centre-noeuds.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/feeds/4877060070514389732/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/2010/02/carmelo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861661708488920965/posts/default/4877060070514389732'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/3861661708488920965/posts/default/4877060070514389732'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://centre-noeuds.blogspot.com/2010/02/carmelo.html' title='Carmelo'/><author><name>Akio Takemoto</name><uri>https://profiles.google.com/113729396627620210182</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh5.googleusercontent.com/-dFDPa7t3r_E/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAAAA/DHuqT_Ylnmw/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
