Perché mai il rovescio che è l'unico verso è invidiato dall'inverso mentre è l'alienabile superficie il cui solo stato è la pienezza.
L'anatomia: il senso del mio essere sempiterno,
né desideri, né volizioni, né appetizioni, né affetti,
e nessun principio,
negazioni terrose sempre più remote
il cui tutto di massa costituisce il mio tumulo di carne, come in superficie,
e il cui interno è un'anta di imposte con
una mascella e due buchi.
Quanto agli organi: l'illusorio tenuto insieme dal concatenamento della marcia, statura del prolungamento.
Le mie figlie sono quelle che per venire a trovarmi hanno indossato quella fascia repellente di stoppa la prima volta in cui sono nate, là dove le trattiene ciò che non è nato.
Mutilate e decapitate un uomo, presto a forza di schegge di corpo non sarà più nel visibile, eppure il signor ghigliottinato sussiste, non dappertutto, ma da qualche parte.
E dove?
In questo come del corpo dimensionale di un essere che la sua stessa soppressione rende più compatto e più sicuro.
E vi sono rocce che a volte assai stranamente si staccano, e vi sono alberi puntati in modo assai singolare da qualche parte.
E vi sono incendi repentini di foreste.
E vi è sulla cima dei monti l'ozono di una elettricità digestiva che non fu mai altro per me che lo stomaco di tutti i corpi polverizzati perduti.
(Un momento, è ancora un po' piatto nell'idiozia, quello che voglio dire, perché in effetti ho qualcosa da dire in più, e vedo come voi che dal come del corpo dimensionale dell'essere cominciate a essere delusi,
ma non fa niente,
lo stile (lo stile) si apriva, avanzava tranquillamente per la sua strada, e poi ecco che è stato all'improvviso come appiattito, la frase non è stata più quella sporade di bomba, qualcosa nella corrente fu tagliato via,
ma ce la faremo, e io continuo).
Ma chi ha mai detto che l'ozono delle alture fosse un crimine? - Nessuno.
Eppure vi crepita l'irruzione di un vecchio soffio di esseri in tutti i loro organi smembrati,
e dove, il signor decapitato, il signor segato, il signor squartato nel filo spinato cercano con smarrimento il loro masso o il loro albero, nell'incendio della foresta!
Bellissima descrizione della morte in effetti, e che suona poeticamente con un tono ottimo e perfettissimo. Ma voglio dire più semplicemente che il corpo mutilato è questo stomaco di miseria che cerca di sempre di assembrarsi.
E che il crimine consiste nel farlo salire sulle cime, mentre avrebbe preferito essere sepolto assembrato.
Poiché la terra gli restituisce un corpo, lo farcisce, lo ispessisce, mentre l'etere lo dissemina e lo costringe a strani rilasciamenti, a strani distendimenti di molle per riuscire a saltar fuori alla luce.
*In francese noeuds, anche "cazzi" [N.d.T]
Artaud, Antonin: Succubi e Supplizi

