Marlene sognava cieli bianchi postfordisti e angeli elettrici.
Era fermamente convinta che i lampi fossero solo le radici di giganteschi fiori. Fiori di una tale bellezza da risultare disarmante, tanto da non poter resistere a se stessa per più di una frazione di secondo. Se riuscissi ad andare più in alto delle nuvole - pensava spesso guardando la tempesta in fondo a Milano - forse potrei vederli anche solo per un attimo. Poi sarei felice.
Di questa cosa ne era ormai certa e si era anche fatta tutta una serie di idee al riguardo. Il tuono, si diceva, è ovviamente il rumore di una cosa bella che cessa di esistere: più bella è, più fa rumore, e così deve essere per tutte le cose.
Da quel giorno cominciò ad annotarsi e a classificare su un quadernetto qualsiasi suono passasse nei pressi delle sue orecchie di bambina. Era un po’ confusa, per dir la verità, dai pop-corn, che trovava di un irresistibile candore, ma la cui nascita veniva preceduta da un piccolo scoppio, mentre ciò sarebbe dovuto succedere solo dopo averli messi in bocca. Si segnò sul quadernetto di indagare più approfonditamente in seguito.
Marlene era la figlia dell’avvocato. Sua madre li aveva abbandonati tutti e due senza lasciare neanche un bigliettino in una ventosa giornata di maggio. Aveva tre anni. Quando, una volta cresciuta, chiedeva al padre perché lei non avesse una mamma, lui rispondeva semplicemente che se l’era portata via il vento. Doveva essere una mammina proprio magra, pensava.
L’avvocato non era più stato lo stesso uomo di prima. Lo avevano notato tutti nel condominio. A quelli del 23 bis non sfuggiva mai niente. Tutti si facevano irrimediabilmente i cazzi degli altri.
Non apre quasi mai le tapparelle e ha lasciato marcire tutti i fiori che aveva in terrazza - bisbigliava una voce dal fondo delle scale.
Shhh, parla più piano, stupida - le rispondeva un’eco che era quasi un sospiro - comunque io l’ho visto con i miei occhi andare al lavoro in pigiama e pantofole; sembra quasi che abbia perso interesse a vivere.
Ma perché in questa storia non ci sono virgolette nei discorsi diretti? - si chiedeva indispettita una terza voce.
Erano comunque passati cinque anni da allora. L’avvocato di tanto in tanto era ancora artefice di qualche stranezza, ma tutto sommato conduceva una vita apparentemente normale. Marlene andava in terza elementare e per andare a scuola in centro doveva cambiare due tram ogni mattina. Lo stridio dei freni del tram è il rumore della morte di una cosa bella: la velocità fluttuante che attraversa indifferente il traffico.
Era abituata a stare sola. All’inizio il padre chiamava una baby sitter, poi cominciò a chiedere alla moglie dell’idraulico del secondo piano se ogni tanto andava a dare un occhio alla bimba, ed infine capì che Marlene era già completamente indipendente e non si preoccupò più di affidarne le cure a qualcuno al ritorno da scuola.
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