Braglia si ricordava benissimo di quel palazzo. Sei piani, un numero civico da condividere con l’edificio accanto. Tremila e centoventiquattro tonnellate di cemento, di quello brutto, di quello duro. Lì aveva passato 15 anni della sua vita. Al suo fianco la donna che si era abituato ad amare, sempre per 15 lunghi anni, e il figlioletto appassionato di sci, nuoto e videogame. Poi tutto accadde, in fretta: la seconda grande crisi degli anni duemila, la perdita del lavoro e la separazione dalla moglie.
Braglia faceva il camionista. Tremila euro al mese al lordo delle tasse, ogni mese per dodici mesi, più tredicesima a dicembre. Questo per 15 anni. Quindici fottutissimi anni. Fabbrica-grandi distributori sul territorio nazionale, grandi distributori sul territorio nazionale-fabbrica. Effettivamente era più un padroncino, ma senza furgone. Dalle otto alle quattordici ore al giorno di autostrada. Le emorroidi ormai erano diventate piacevoli compagne di viaggio.
La prima ad andarsene fu proprio questa sicurezza: le emorroidi. Una lettera senza troppi convenevoli né spiegazioni. Licenziato? E perché mai?
“Vede, Braglia, a causa di questa crisi mi vedo costretto a chiudere questa mia fabbrichetta e… sa, niente fabbrichetta, niente consegne ai clienti.”
“Ma, signore, non ha mai venduto come in questo periodo!! Non ho mai fatto così tante consegne di preservativi come in questi mesi. E poi con questi strascichi di crisi la gente ormai fa attenzione a non far figli.”
“Guardi, Braglia, sarò sincero con lei. Lavoro ce n’è, ma profitto poco. Troppo poco. Ho deciso di spostare lafabbrichetta fuori dal’Italia, dove la forza-lavoro costa di meno.”
“Ma… ma…”
“Su, su. Lei mi capisce. Anche lei ha un figlio”
“Ma… ma… dove la sposta questa cazzo di fabbrichetta? Voglio dire, avrà pur sempre bisogno di consegnare la merce, no?”
“Lei Braglia mi pensa preistorico! Voi impiegati non avete proprio fantasia manageriale. Vede, oggi si fa tutto via internet. I distributori, gli intermediari fra noi e i clienti, sono morti. Defunti. Un click e hai il prodotto a casa, via posta.”
“D-d-dove la apre, quindi?”
“Pasqua, l’isola di Pasqua! Lì non hanno ancora inventato i sindacati.”
Quella fu la prima volta che vide un commissariato da dentro. Un bel destro dritto nel naso e poi giù con i calci secchi nello sterno. Quella volta lo fecero tornare a casa, un bel appuntamento col giudice e una diffida ad avvicinarsi all’ex-padrone. Poi fu il turno della moglie.
“Puoi smettere di fare quel fastidioso rumore con la bocca quando mastichi? Lo odio. E poi sta zitto che comincia la pubblicità.”
Non resse. La casa ed il figlio rimasero con lei; lui d’altronde era un violento e per di più disoccupato.
Braglia, 43 anni, né una casa, né un lavoro, né una famiglia; e tutto all’improvviso. Nei giorni successivi tutte le mattine si alzava e cercava lavoro, inutilmente. C’era la crisi, ma… “sia ottimista”. La notte passava davanti a quel palazzo. Sei piani e il civico, 23bis, stampato in nero su una piastrellina sbiadita sull’angolo destro del portone. Lo guardava e lo odiava, ma ora da quella angusta cella un po’ gli mancava.
Il dramma successe tre mesi dopo la separazione. Gli ultimi risparmi andati; di un lavoro neanche l’ombra e il co-inquilino della stanzetta che era stato costretto a prendere in affitto (una doppia di 15 metri quadrati a 250 euro al mese) gli rubava di continuo i calzini. Quella sera doveva portare il figlio al luna park della sagra della cozza, ma non poteva pagargli le corse sulle giostre. Inventò una scusa e ci andò da solo.
Aspettò la chiusura nascosto dentro un bagno chimico, si assicurò che non ci fosse più nessuno. Poi con una pietra spaccò il lucchetto di un padiglione e rubò 30 chili di gorgonzola dolce.
I poliziotti lo trovarono nella camera che aveva affittato. Quindici chili se li era fatti fuori così, senza pane né tanto meno affettati. Gli altri quindici li stava dividendo ed impacchettando in confezioni da 500 grammi, probabilmente per rivenderle, si legge nel verbale. Intanto cantava a squarciagola una canzone:
"Và... cuore mio da fiore a fior
con dolcezza e con amor
vai tu per me ...
Và... che la mia felicità
vive sol di realtà vicino a te...
Voglio vivere così
col sole in fronte
e felice canto
beatamente...
Voglio vivere e goder
l'aria del monte
perché questo incanto
non costa niente "
Che ci crediate o no questa storia è ispirata ad un fatto realmente accaduto; e, che ci crediate o no, non è così strano perdere la testa in questo mondo orribile. Io comunque fra i pazzi e gli avidi preferisco di gran lunga i primi.
Il prossimo potresti essere tu, ma mi raccomando "sii ottimista!"
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