Lucia, Anna e Marie

“Lucia. Lucia. Ci sei? Vieni un attimo fuori che ti devo parlare”

“Ciao, Anna, che è successo?”

“Ecco… niente, solo che pensavo che forse, sai, forse dovrei andare…”
“Ancora con questa storia! Ma perché non te ne stai un po’ buona e ti dimentichi tutto. Lo sai come la penso al riguardo”
“Beh, sì. Ma ecco… anche ieri notte ci pensavo e ripensavo e proprio non riesco a togliermelo dalla testa. Da quando me l’hanno detto è diventata una specie di fissazione”
“Proprio tu… Così sveglia come sei… non ci credo. E poi lo sai che ingrassa” 
“INGRASSA? Davvero?”
“Insomma che è ’sto baccano? Lo sapete che a quest’ora Michelino dorme, potete fare più piano?”
“Oh, sì, scusa Marie. È Anna, ancora con quella storia…”
“Ancora? Anna, proprio tu… così sveglia come…”
“Sì, sì… così sveglia come sono, bla bla bla… eddai eh, non ti ci mettere pure tu. Comunque, Lucia, che vuol dire che ingrassa?”
“Ma sì dai, lo sanno tutti: ingrassa, almeno di tre taglie”
“Confermo, ingrassa… e anche tanto. Pensa che mia cugina, lei era una modella, pace all’anima sua. E insomma, noi la vedevamo sempre nelle pubblicità; bellissima, avresti dovuto vedere quanto era bella. Comunque fatto sta che un giorno ci viene a trovare, un raduno di famiglia, forse il compleanno di qualcuno. Insomma non la vedevamo da tempo. Manco ci siamo accorti di quando è arrivata, e poi proprio poco prima del dolce… puff, è sparita nel nulla. Era talmente magra che è implosa davanti a tutti… eppure sembrava in forma a vederla dentro quegli spot dei completini intimi. Magra sì, ma non così tanto!”
“Marie, ma perché non la smetti di dire in giro queste stronzate, dai… è impossibile che qualcuno sparisca così. Sarai stata un po’ alticcia, come al solito…”
“Ti giuro, l’ho visto con i miei occhi…”
“Se, se… faresti meglio a tenerli un po’ di più sui tuoi figlioli. Anche ieri una di quelle piccole pesti mi ha spaccato un vaso in terrazza”
“Eccheccazzo. Scusa Lucia. Te lo ripago subito”

Lucia. Secondo piano, prima porta a sinistra. Suo marito è idraulico. Si chiama Vladimiro Tanzi e ama la musica di Wim Mertens.

“Comunque, Lucia, non capisco perché sei così contraria. Se Anna vuole andare… a me ad esempio piacerebbe, ci andrei subito! A proposito ma com’è che te l’hanno chiesto, Anna?”
“Ecco, vedi mio cognato…”
“Ma dove vuoi andare Marie. Quelli non ti vorranno mai! Quella è gente di classe, gente anche un po’ snob. Tu invece… E poi tu sei negra!”
“Ah già, è vero… sono nera… lì fanno sempre una brutta fine…”
“Una brutta fine. Orribile”
“Chissà perché poi…”
“Oh, ma quante domande che fai; è così e basta, no?”
“Già… scusa, stavi raccontando come mai ti hanno chiamata”
“Allora, mio cognato… Salve avvocato, come sta?”
“Salve avvocato”
“Salve”
“Tre belle donne tutto d’un colpo!! Che piacere. Io sto bene, grazie, e vedo che anche voi siete vive e vegete… sempre a spettegolare… strano che non si sia unita anche la Giusy. Comunque, vogliate scusarmi, ma sono di frettissima; ho un appuntamento importante fra dieci minuti e sono in ritardo. Arrivederci e buona giornata”
“Arrivederci avvocato”
“Arrivederci”
“Arrivederla”

Marie. Secondo piano, seconda porta a destra. Marie in realtà non è affatto negra. È nata a Catania e si è trasferita a Milano all’età di 34 anni, subito dopo la nascita del quarto figlio. Tutti le dicono che è negra anche se non è vero; nessuno sa il perché. Un po' scura di pelle, sì, ma neanche poi più di tanto. Il suo nome non è un nome straniero, ma solo un errore dell’anagrafe. Ad aver fatto meglio quella “a”, forse Marie si sarebbe chiamata semplicemente Maria e non sarebbe stata nera, solo terrona.

“Quindi tuo cognato? Che c’entra?”

“Ma niente… lasciate stare… piuttosto, ho deciso: ci vado! Alla fine quelli che contano ci vanno tutti… e poi da quando l’ho saputo, ecco, a non esserci già mi sento meno viva, meno vera”

“Ma dai, e se poi quando sei lì voti male? Guarda che saremo tutti a seguirti e se sbagli… beh, lo sai come può essere cattiva la gente… me li sento già: ha fatto la scelta peggiore; io non lo avrei mai fatto; hai visto quanto è grassa? Già me li immagino i commenti di quella stronza del piano di sopra”

“A proposito della signorina Lievatani, avete sentito che tonfo stamattina? Mi sono presa un colpo… che le sia successo qualcosa? Il cane non faceva altro che abbaiare”
“A quella? Ma figurati… e poi è talmente sola che anche se le succedesse qualcosa non importerebbe a nessuno”
“Già”
“Comunque non mi farai cambiare idea, Lucia, e neanche tu Marie. Ho preso la mia decisione. Domani esco, mi compro un bel vestito e poi vado”
“Bah… fa quel che ti pare; io però ti avevo avvertito. Ora vado, ho il passato di verdure sul fuoco. A dopo Anna, ciao Marie”
“Vado anch’io Anna, che mi pare che Michelino si stia risvegliando. Che palle… ciao”

Anna. Secondo piano, prima porta a destra. L’altra settimana suo cognato, tale Augusto Bensemi, che lavora alla RAI, le ha procurato un invito per andare a ‘La prova del cuoco’. Prima fila delle tribune dedicate al pubblico per tre settimane di fila; in tutto, diciotto puntate.

Anna deciderà di accettare l’invito, si comprerà un elegante vestito giallo canarino e voterà quindici volte “peperone”, risultando fondamentale per la vittoria per ben quattro volte. Se potesse tornare indietro voterebbe tredici volte “peperone” e cinque “pomodoro”.

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